Persone

Smetti di Cercare il Candidato Perfetto: Ti Sta Costando Più di Quanto Pensi

Di Nicolò Molfetta · Analista Aziendale OSM

Ogni imprenditore che conosco ha in testa la stessa immagine quando deve assumere: trovare la persona giusta, quella definitiva, quella che risolverà tutti i problemi in quel ruolo. Setaccia curriculum, fa colloqui su colloqui, rimanda la decisione perché «non ho ancora trovato quello giusto».

È una delle convinzioni più radicate nel mondo delle piccole e medie imprese. Ed è, quasi sempre, la ragione per cui certe posizioni chiave restano scoperte per mesi — a volte anni — mentre l'azienda arranca con soluzioni tampone.

C'è un'angolazione diversa su questo tema, ed è controintuitiva quanto basta da far scattare qualcosa in chi la ascolta per la prima volta.

Il colloquio non serve a trovare la persona perfetta

Il vero scopo di un colloquio di selezione non è stabilire se il candidato è «perfetto». È stabilire quanto investimento — in tempo, formazione, pazienza — dovrai fare su quella persona per renderla produttiva nel ruolo.

Cambia tutto, se ci pensi bene. Non stai cercando l'unicorno che arriva già formato, motivato, allineato con la cultura aziendale e capace di ogni competenza tecnica. Stai cercando qualcuno il cui «prezzo di ingresso» — in termini di formazione necessaria — sia sostenibile per te, in quel momento, con le risorse che hai.

Chi si presenta a un colloquio, nella stragrande maggioranza dei casi, è lì perché in qualche modo non ha ottenuto successo altrove. Non è un giudizio negativo: è un dato di fatto operativo. Il tuo compito da selezionatore non è scartare chiunque abbia avuto un percorso imperfetto — altrimenti non assumeresti mai nessuno — ma capire esattamente dove si è inceppato e se tu, con la tua struttura attuale, sei in grado di sbloccarlo.

Questo significa una cosa scomoda: la strategia «aspetto finché non trovo quello giusto» è, di fatto, una strategia suicida per un'azienda che vuole crescere. Ogni mese in cui una posizione chiave resta vuota in attesa del candidato ideale, è un mese di fatturato perso, di sovraccarico su chi resta, di opportunità che sfumano.

Il vero costo non è quello che pensi

Qui arriva il secondo ribaltamento. Molti imprenditori, quando ragionano sui costi di un'assunzione, guardano lo stipendio lordo, i contributi, i costi di selezione. Ma il costo più devastante di tutti è quello silenzioso: lasciare una persona sbagliata in un ruolo chiave, sperando che con il tempo migliori.

Una persona inadeguata in una posizione strategica non costa quanto il suo stipendio. Costa in errori a catena, in demotivazione di chi le sta intorno, in occasioni commerciali perse, in clienti insoddisfatti. E il paradosso è che questo costo cresce in modo esponenziale, non lineare — più tempo passa, più si moltiplica.

E qui arriva il dato controintuitivo più forte: questo costo dipende molto più dal carattere della persona che dalla sua competenza tecnica. Un tecnico bravissimo ma con un atteggiamento tossico verso i colleghi, o incapace di assumersi responsabilità, farà danni molto più grandi di una persona meno esperta ma affidabile, collaborativa, disposta a imparare.

Questo è esattamente il motivo per cui la maggior parte dei processi di selezione delle PMI parte dal punto sbagliato. Si legge prima il curriculum tecnico, si valutano le competenze, e solo alla fine — se c'è tempo — si guarda «se la persona è a posto come carattere». Andrebbe fatto esattamente al contrario.

Perché «assumere in eccesso» fa risparmiare, non spendere

Terzo ribaltamento, forse il più difficile da digerire per chi gestisce i costi con il freno a mano tirato: se devi coprire due posizioni, fanne partire tre. Se ti serve una persona in un ruolo delicato, mettine due in prova contemporaneamente.

L'obiezione immediata è: «Mi costa di più.» Falso. Quello che davvero costa è dover ripartire da zero quando la persona scelta si dimette dopo tre mesi (statisticamente, succede a una persona su tre nei primi mesi — e la percentuale sale se l'azienda è già in difficoltà). Costa il tempo che tu, imprenditore, dovrai passare a coprire quel buco mentre cerchi un sostituto. Costa la formazione che avevi già investito e che va persa.

L'espansione di un'azienda non nasce mai dal fare economia sulle risorse umane. Nasce dall'investire prima ancora di essere sicuri al cento per cento. Chi aspetta di avere certezze assolute prima di assumere, in realtà, sta semplicemente rimandando la crescita — e nel frattempo la concorrenza si muove.

Il vero problema non è mai «non trovo le persone giuste»

L'ultima riflessione, forse la più scomoda: quando un imprenditore dice «non trovo mai i collaboratori giusti», quasi sempre il problema non è il mercato del lavoro, né la scarsità di talenti. È che l'azienda si è posta come un cliente esigente che aspetta il fornitore perfetto, invece di comportarsi come un fornitore che deve conquistare i migliori candidati sul mercato.

I professionisti di valore, oggi, scelgono l'azienda tanto quanto l'azienda sceglie loro. Se il tuo annuncio, il tuo processo di selezione, la tua offerta comunicano «vieni a lavorare per noi se proprio non hai altro», non stupirti se attiri solo chi non ha alternative.

Ribaltare questa prospettiva — pensare al reclutamento come a un'azione di marketing rivolta a persone di valore, non come a un filtro per scartare gli inadeguati — è il primo passo per costruire davvero una squadra che funziona.

Facciamo il punto sulla tua situazione

Se ti riconosci in una di queste dinamiche — posizioni scoperte da mesi, un turnover che sanguina risorse, la sensazione di «non trovare mai le persone giuste» — probabilmente il problema non è il mercato, ma il metodo. Capire dove si sta perdendo valore nel tuo processo di selezione richiede uno sguardo esterno, capace di leggere non solo i curriculum ma le dinamiche reali della tua azienda. Se vuoi confrontarti su questo con un professionista, senza impegno, è il momento giusto per farlo.

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